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Nuove regole per i monopattini elettrici

Nuove regole, e più rigide, sono in arrivo per l’utilizzo di monopattini elettrici. Dal divieto di uso per i minorenni all’obbligo del casco e del giubbotto catarifrangente fino ai vincoli orari, il Parlamento si sta occupando di regolamentare l’uso di questo nuovo “mezzo di trasporto”, sempre più utilizzato nei centri cittadini. Un iter che prima o poi porterà alla riforma del Codice della strada, atteso ormai da troppo tempo. Sia alla Camera sia al Senato, ricorda laleggepertutti.it, è iniziata la discussione su due disegni di legge presentati per stabilire delle norme più chiare, ma appunto, anche più rigide, sull’uso dei monopattini elettrici, così come di monowheel, hoverboard e segway, oggi equiparati alle biciclette nella fase sperimentale introdotta dalla legge di Bilancio 2019.

Cosa prevedono i due disegni di legge

Innanzitutto, i due disegni di legge in discussione al parlamento riservano la guida dei monopattini a chi ha compiuto i 18 anni. Significa, ovviamente, che ai minorenni sarà vietato guidare questi mezzi. Poi, ci sarà l’obbligo di indossare il casco e il giubbotto catarifrangente. Ci sarà anche il divieto di circolare con monopattini elettrici (e con gli altri mezzi assimilati) dopo il tramonto. Questo significa che d’estate si potrà andare in giro di più, visto che il sole cala più tardi. E ancora: verrà confermato il limite di velocità a 20 km/h e ci sarà la possibilità di circolare solo sulle strade urbane e sulle piste ciclabili con un limite di 30 km/h. Verrà poi introdotto anche il divieto di sosta sui marciapiedi, con possibilità di rimozione forzata, riporta Adnkronos.

Non è escluso l’obbligo di una Rc auto per monopattini

Non è da escludere, e anche questa sarebbe un’importante novità, l’obbligo di copertura assicurativa, una sorta di Rc auto per i monopattini. Se all’inizio era stata scartata, forse per motivi di opportunità, cioè perché ritenuto un veicolo poco popolare, le statistiche sugli incidenti avvenuti da quando è iniziata la fase sperimentale consigliano oggi di imporre una polizza non solo a chi utilizza i mezzi in sharing, come previsto oggi, ma a chiunque esca di casa con il monopattino elettrico.

Nelle città mancano gli spazi per chi circola su due ruote

Va ricordato, infatti, che fino al mese di febbraio scorso ci sono stati 25 incidenti gravi di cui due mortali. I feriti in prognosi riservata sono stati 11, una cinquantina quelli con prognosi fino a 40 giorni. Se si considera che finora il traffico nelle città è diminuito a causa delle limitazioni legate al coronavirus, in prospettiva, quando tutte le attività verranno riaperte e la circolazione tornerà ‘a regime’ le insidie per chi viaggia su questi mezzi si moltiplicheranno inevitabilmente. Il tutto in attesa che nelle città ci siano più spazi per la mobilità con biciclette, monopattini, monowheel, hoverboard e segway, a partire dalle piste ciclabili.

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Aiuto, che spreco: il 17% del cibo mondiale finisce nella spazzatura

Lo spreco alimentare non è solo uno sfregio a quella gran parte di mondo che non ha da vivere, ma è anche un autentico attentato alla sostenibilità ambientale e climatica. A lanciare l’allarme è il nuovo Food Waste Index Report 2021 del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep) e l’organizzazione Wrap: nel 2019 sono infatti finiti nella spazzatura  931 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari prodotti ogni anno nella fase di consumo, per un peso equivalente a quello di 23 milioni di camion da 40 tonnellate a pieno carico. Di questi, il 61% è prodotto dalle famiglie, nelle nostre case. E proprio la riduzione degli sprechi alimentari è uno degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, così da dimezzarli entro il 2030. 

I numeri dello spreco a livello mondiale

Più nel dettaglio, il Rapporto evidenzia che le famiglie scartano l’11% di alimenti, mentre servizi e punti vendita al dettaglio ne sprecano rispettivamente il 5% e il 2%. A livello globale vengono gettati 121 chilogrammi di cibo a testa l’anno, con 74 chilogrammi a livello familiare, molto di più di quanto precedentemente stimato. Uno spreco che ha gravissimi impatti ambientali, sociali ed economici.

Una sfida vitale per il clima

Esistono anche strette connessioni tra clima e spreco alimentare. A livello globale, tra l’8 e il 10% delle emissioni di gas serra sono dovute al cibo non consumato. Se lo spreco alimentare rappresentasse un paese, sarebbe il terzo più grande emettitore di gas serra, dietro Cina e Stati Uniti. Riuscire a ridurre il food waste, secondo gli esperti dell’Onu, significherebbe portare a un taglio delle emissioni di gas serra, a rallentare la distruzione della natura attraverso la conversione dei terreni, all’aumento della disponibilità di cibo e quindi ridurre la fame.

Un problema globale da correggere

Contrariamente a quanto suggerito finora dagli studi, lo spreco alimentare dei consumatori non è nemmeno appannaggio dei paesi a più alto reddito. Per Clémentine O’Connor, responsabile del programma per i sistemi alimentari sostenibili presso l’Unep, “E’ il momento di agire”. Lo studio evidenzia infatti che esiste una criticità che riguarda tutti i paesi, che devono necessariamente rendersi conto della gravità della situazione. Proprio per questo, l’Unep sta istituendo gruppi di lavoro in Asia, Sud America e Africa per aiutare i governi a sviluppare strategie per misurare lo spreco e a progettare strategie di prevenzione del food waste. 

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