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In Europa manca più di 1 milione di professionisti It

L’accelerazione impressa alla digitalizzazione dalla pandemia rende difficile il reperimento di profili indispensabili allo sviluppo digitale, tanto che in Europa sono più di 1 milione i posti di lavoro vacanti nel settore tech. Un’altra criticità è che le aziende “per mettersi in contatto con questi profili hanno bisogno di parlare la loro stessa lingua – spiega all’Adnkronos/Labitalia Nelly Bonfiglio, Cco di Codemotion – quindi la grande sfida e la grande difficoltà che oggi riscontriamo è quella di ripensare totalmente il processo di hiring e selezione dei professionisti”.

Le aziende devono essere attrattive

Insomma, non è più l’azienda che cerca il developer, ma il developer che cerca l’azienda migliore dove lavorare. Non a caso una ricerca evidenzia come per il 61% degli Hr assumere un professionista It sia diventata una sfida. Per avere successo nel reperimento di un ottimo professionista, occorre centrare tre obiettivi. “Innanzitutto occorre essere capaci di raccontare le best practices, le cose migliori tra quello che fa l’azienda. Poi bisogna sapere trasmettere la cultura e i valori aziendali – aggiunge Bonfiglio -. E infine bisogna offrire salari competitivi”. Insomma, l’Hr deve lavorare per rendere “sempre più noti la cultura e i valori aziendali, mentre il dipartimento tech può affrontare i processi di selezione in modo puntuale – spiega Bonfiglio -. Per questo nascono sempre più Tech Hr recruiter che si occupano proprio della selezione”.

Le Pmi non sono le più svantaggiate

Contrariamente a quanto si può pensare, nel processo di digitalizzazione le Pmi non sono le più svantaggiate. “Le piccole aziende sono molto più aperte nel cercare le risorse all’esterno – racconta la Cco – Inoltre continuano a nascere molte start up e scale up, e anche in questo caso notiamo movimenti virtuosi: queste nuove realtà hanno un occhio più fresco e sono più flessibili nel farsi guidare”.
In ogni caso, se infrastrutture e competenze sono gli asset fondamentali per lo sviluppo della digitalizzazione, “c’è la sfida della Pa, in tutti i tanti settori di cui si occupa – commenta la manager – basti pensare che solo l’1% della superficie nazionale viene curata con tecnologie smart”.

Colmare il gap di competenze digitali italiane

Non si tratta però soltanto di digitalizzare l’offerta, e “non basta un sito o un team tecnico a portare l’azienda a pensare in digitale. Ma è una trasformazione un po’ generale della cultura e dei valori – spiega ancora la Cco di Codemotion aggiunge -. Per questo bisogna fare in modo che tutti i dipartimenti aziendali abbiamo un set minimo di competenze digitali con cui poter affrontare il cambiamento”. Ma un altro tema è proprio quello di digitalizzare il core business di ogni singola azienda.

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Zoom lancia l’opzione Immersive View

Gli incontri virtuali continueranno ad essere strumenti ampiamente utilizzati anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria. Le abitudini acquisite in questi mesi – compreso l’uso massiccio di strumenti digitali – fanno ormai parte di noi, del nostro quotidiano, del nostro modo di lavorare e di studiare. E le piattaforme di videochat si muovono di conseguenza, offrendo esperienze sempre più coinvolgenti e “reali”. In questo contesto si inserisce la novità appena presentata da Zoom: si tratta di Immersive View, un modo più coinvolgente e collaborativo per incontrarsi. Annunciato a Zoomtopia 2020, Immersive View consente agli host di riunire sia i partecipanti sia i relatori di video conferenze in un unico sfondo virtuale, come se tutti i presenti fossero insieme nello stesso spazio. Che sia un’aula, una sala riunioni o la location preferita, Immersive View fa sì che fino a 25 partecipanti possano essere inseriti all’interno dello scenario selezionato, grazie all’intelligenza artificiale, in maniera proporzionata sullo sfondo, così da ricreare una situazione il più vicino possibile a quella che si avrebbe nei luoghi fisici. E’ possibile cambiare la “scena” anche durante la riunione stessa. Per accedere a Immersive View non è richiesto un account a pagamento.

Chi può utilizzarlo e come?

Questa nuova opzione è disponibile per i client desktop Windows e MacOS ed è abilitata come impostazione predefinita per tutti gli account gratuiti e singoli Pro che utilizzano Zoom 5.6.3 o le versioni successive. Tra l’altro, è possibile prevedere anche riunioni con più di 25 persone: in questo caso i partecipanti aggiuntivi vengono visualizzati in una striscia di miniature nella parte superiore dello schermo. Per quanto concerne la “scenografia”, l’organizzatore della stanza deve attivare la funzione e scegliere se disporre a proprio piacimento i vari partecipanti oppure lasciare che sia la piattaforma a farlo. Zoom propone degli sfondi già ottimizzati per la nuova funzionalità anche se è possibile inserirne di propri, come la sala meeting della propria azienda.

La risposta dei competitor

Tutte le piattaforme di meeting virtuali, però, si stanno muovendo in questa direzione. Ad esempio Microsoft, che possiede e gestisce i software concorrenti Teams e Skype, ha introdotto nei mesi scorsi un’opzione molto simile, battezzata Together. Zoom d’altro canto resta una delle realtà più dinamiche del panorama digitale mondiale: nell’ultimo trimestre del 2020, ha registrato un aumento del 369% dei ricavi sulla rilevazione precedente. Per l’intero anno fiscale, il flusso di cassa operativo del gruppo ha registrato un aumento dell’869% rispetto al 2019.

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WhatsApp attiva le videochiamate anche da desktop

In un momento storico caratterizzato dal distanziamento, la possibilità di incontrarsi e vedersi almeno virtualmente è diventata vitale. Si spiega così, oltre all’indubbia utilità per chi studia in dad e per chi lavora in smartworking, il successo di piattaforme come Meet e la già consolidata Skype. Che ora, però, potrebbero avere un competitor davvero fortissimo: WhatsApp. Il colosso della messaggistica in quota al gruppo Facebook ha infatti annunciato di aver reso disponibili le chiamate vocali e video anche per l’app desktop, sia per Windows sia per Mac. Il servizio di messaggistica di proprietà di Zuckerberg aveva offerto tale opzione solo sulla sua app mobile fino alla fine dell’anno scorso, quando ha iniziato a testarla per implementarla anche sul desktop. Finita la fase di prova, l’applicazione è adesso disponibile. Al momento le videochiamate da pc sono effettuabili in modalità one-to-one, ma a breve il servizio dovrebbe essere ulteriormente esteso.

Dopo il record, la novità

“Nell’ultimo anno abbiamo assistito ad un forte incremento delle chiamate su WhatsApp spesso anche per lunghe conversazioni – ha dichiarato la società in un post ufficiale – Lo scorso 31 dicembre abbiamo registrato il record del maggior numero di chiamate effettuate in un giorno con 1,4 miliardi di chiamate vocali e videochiamate. Dal momento che molte persone sono ancora lontane dai propri cari e in tanti si stanno adeguando alle nuove modalità di lavoro da remoto, vogliamo che le conversazioni su WhatsApp assomiglino il più possibile alle conversazioni di persona, a prescindere dal dispositivo utilizzato o dal luogo del pianeta in cui ci si trova”.

Tutti i vantaggi dello schermo grande

Con la possibilità di effettuare videochiamate su uno schermo più grande, ora gli utenti di WhatsApp potranno vedere e interagire con più facilità con i propri contatti. Inoltre, l’utilizzo da desktop libera le mani, così che durante la conversazione sarà possibile muoversi o svolgere altre attività contemporaneamente. Le chiamate vocali e video di WhatsApp per il desktop funzionano sia con orientamento verticale sia orizzontale: queste appaiono sul monitor come finestre autonome che gli utenti possono ridimensionare. Sono impostate per apparire sempre in primo piano rispetto ad altre applicazioni aperte.  Per ora sono disponibili sulla versione desktop dell’applicazione in modalità ‘one-to-one’, cioè tra due persone. “In futuro – spiega WhatsApp – estenderemo questa funzionalità anche alle videochiamate e chiamate vocali di gruppo”.

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